L’esodo, cambiare abitudini di vita, lavoro, consumo, relazioni. Adesso!

Il grande esodo

Il sistema del capitale mondiale nella sua forma neoliberista e nelle sue varianti nazionaliste ha raggiunto un livello di complessità, di potenza e di pervasività senza precedenti nella storia.

La dinamica di crescita inarrestabile del consumo delle risorse vitali, aria acqua suolo riserve minerarie e biologiche, rischia di trascinare sempre di più nel caos e schiacciare gran parte del genere umano e della vita sul pianeta Terra. Andiamo verso uno scenario in cui alcuni milioni di sciacalli si accaparreranno, grazie alla gigantesca potenza economica politica e militare accumulata, gran parte delle risorse sempre più scarse, mentre miliardi di persone saranno lasciate all’abbandono. Gli stati nazione saranno gli strumenti principali attraverso cui le elites economiche e i loro sudditi agiranno i loro piani. Andiamo verso un periodo di formidabile instabilità: la crescita del nazionalismo a livello mondiale favorirà la nascita di conflitti armati e di ulteriori sofferenze.

L’unica possibilità di organizzare la resistenza al neoliberismo, in tutte le sue varianti, sta nella realizzazione di percorsi di sottrazione, di spostamento, di esodo. Esodo verso altre forme di organizzazione sociale che stanno già iniziando a strutturarsi, di cui adesso notiamo solo i primi abbozzi. Realtà autogestite per cooperare nella produzione e nella distribuzione del cibo sano, ma anche nella finanza etica, nella produzione di energia ecologica, nella sanità e nell’educazione per tutt@… Realtà guidate dai principi dell’autogestione, della democrazia profonda, dell’orizzontalità e dell’accoglienza. Realtà che rifiutano la religione unica universale dell’accumulo privato della ricchezza e del potere.

Per questo possiamo parlare di esodo.

L’esodo non è uno spostamento fisico, prende avvio da un cambiamento di abitudini di vita, di lavoro, di consumo. Riguarda le scelte etiche di ciascuno e ciascuna, e quindi ha sicuramente anche una dimensione di responsabilità individuale. Ma ha anche una fondamentale dimensione politica che parte dalla necessità di difendere e allargare la “nazione indiana”: quella “nazione” che stiamo costruendo tra le pieghe del neoliberismo ogni giorno, da anni, in in modo silente.

L’esodo non prevede sortite elettorali, perché noi non sappiamo governare il sistema del capitale.

Però sappiamo che occorre muoversi anche sul piano politico istituzionale al fine di portare vantaggi e risorse al nostro campo, a partire dalla rimozione dei blocchi normativi e a tutti gli impedimenti verso la nostra economia, il cuore pulsante della ribellione al capitale.

Quindi vogliamo creare uno spazio di comunicazione autogestito che racconti l’esodo: racconti le storie delle persone che hanno spostato le loro abitudini di consumo, di chi ha cambiato lavoro, di chi si è avvicinato alla terra, di chi si è avvicinato agli altri; che racconti le storie dei gruppi di base che hanno inventato nuovi modi e nuovi mondi di relazione; che racconti di nuove economie a della ricerca di una relazione con la Terra più giusta e amorevole; che racconti delle azioni politiche verso le istituzioni, quelle azioni che consentono ai gruppi di base di continuare a costruire, meglio e più velocemente di prima.

E infine che racconti anche di chi si batte direttamente, eroicamente, contro la moderna gerarchia sociale e contro qualsiasi tipo di discriminazione delle persone.

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