Solidalia, la cura come filo tra territorio e democrazia
Giovanna Bragadini
Reportage fotografico: Ivan Ruozi
Solidalia 2026, la cura come filo che tiene insieme comunità, territorio e democrazia
Due giornate per dare corpo a una parola spesso evocata eppure non sempre praticata fino in fondo: cura. La quinta edizione di Solidalia, Festa dell’Economia Solidale, ospitata il 23 e 24 maggio alla Fattoria Mario Tommasini di Vigheffio, ha costruito intorno a questo tema un percorso ampio e concreto, capace di intrecciare relazioni, lavoro, ambiente, partecipazione, accoglienza e democrazia.

Il mercato nazionale dell’economia solidale ha fatto da cornice coloratissima e vivace a una festa che ha scelto di non separare il pensiero dall’esperienza. Tra produttori, associazioni, cooperative, realtà sociali e cittadini, Solidalia ha mostrato ancora una volta come l’economia solidale, al di là di essere un modo diverso di acquistare, è una forma di relazione: con chi produce, con il territorio, con le comunità, con il futuro. Una prospettiva diversa da quella imperante e che invita a porsi la domanda “perché costa così poco al supermercato?”, cercando di evitare il gioco del ribasso.

La giornata di sabato si è aperta con la presentazione ai produttori del progetto Apeiron, incentrato sui piccoli allevatori in rete, per poi entrare nel vivo con l’incontro Comunità che (si) curano, dedicato al valore delle reti e alla capacità dei territori di generare risposte condivise. Al centro della riflessione, le esperienze degli animatori di comunità e di rete, le reti alimentari contadine, le comunità energetiche rinnovabili solidali, il lavoro del CRESER sulla mutualità, il tema del diritto a un cibo buono e accessibile e quello della dignità economica di chi quel cibo lo coltiva e lo porta sulle nostre tavole. Ne è emersa un’idea di cura come infrastruttura invisibile ma essenziale: ciò che tiene insieme persone, progetti, competenze e responsabilità.

Nel primo pomeriggio, il Laboratorio di Autoscuola proposto dalla cooperativa Avalon ha riportato la cura nella dimensione della parola e dell’apprendimento condiviso: è stato proposto un confronto sul tema della cura nei suoi vari significati e punti di vista – nei confronti della salute, dei rapporti, il perdono come cura – che ha coinvolto anche il pubblico in un’esperienza fatta di scambi e dalla possibilità di costruire conoscenza a partire da ciò che ciascuno porta con sé.
In parallelo, l’incontro intitolato Effetto GAS ha fatto il punto della situazione sulle pratiche di consumo organizzato e sulle alternative alla grande distribuzione: Food Coop, empori autogestiti, gruppi d’acquisto solidale in rete e altre forme di economia di comunità. Esperienze diverse, accomunate dal tentativo di restituire valore alla scelta quotidiana, trasformando l’acquisto in un gesto più informato, più relazionale, più politico.
Sempre sabato, l’incontro Pascolar’Mente. Il pascolo come cura del territorio e degli esseri che lo abitano ha portato lo sguardo su un ambito fragile e decisivo: quello dell’allevamento al pascolo, del lavoro agricolo, della custodia dei territori. Insieme agli allevatori si è parlato del pascolo al di là degli stereotipi e i vantaggi del pascolo non selettivo, di come lavorare mimando la natura crei una catena di salute, del pascolo come modo funzionale di gestire il territorio, degli scogli burocratici. Qui la cura assume il volto della fatica, della competenza e della scelta: sostenere chi lavora in questo modo significa riconoscere che esistono economie capaci di preservare paesaggi, biodiversità, comunità locali e relazioni più equilibrate tra esseri umani, animali e ambiente.
Come ha affermato Francesca Marconi chiudendo gli incontri, “un gruppo d’acquisto non è comprare, è una scelta di condivisione responsabile, ha bisogno di qualcosa di valoriale… L’idea è quella di essere cittadini attenti”.
Accanto agli incontri, i laboratori hanno dato alla festa una dimensione concreta e partecipata. Seed bomb per favorire gli impollinatori, attività montessoriane, origami, esperienze sensoriali con prodotti naturali, trasformazione di vecchie t-shirt in shopper, laboratori sulla terra, sui lombrichi, sulla stampa su tessuto, sugli aquiloni, sul cucito, sulla lettura delle etichette dell’olio EVO: tante occasioni per grandi e piccoli in cui la cura è passata dalle mani, dal gioco, dalla curiosità e dalla scoperta.

Domenica 24 maggio Solidalia è ripartita da un gesto collettivo di mobilità sostenibile: Bimbimbici, organizzato da FIAB, con partenza da Lostello in Cittadella e arrivo alla Fattoria di Vigheffio. Una pedalata per raggiungere la festa e un modo per ricordare che la cura riguarda le città, gli spostamenti, l’aria che respiriamo, il modo in cui scegliamo di attraversare gli spazi comuni.

La mattina è stata dedicata a uno degli appuntamenti centrali dell’edizione: “Democrazia della cura e cura della democrazia”. L’incontro ha proposto una riflessione profonda sul rapporto tra cura e cittadinanza, partendo da una constatazione: per molto tempo il lavoro di cura è stato relegato ai margini, considerato privato, scontato, spesso affidato a soggetti meno riconosciuti e meno tutelati. Riportarlo al centro significa invece riconoscerne il valore sociale, economico, politico ed ecologico. Significa ripensare il lavoro, le forme dell’economia, il rapporto con il vivente, la partecipazione e la stessa idea di democrazia. Una democrazia senza cura rischia di ridursi a procedura o amministrazione; una cura senza dimensione pubblica resta invisibile. L’incontro ha provato a ricucire questi due piani, mostrando come il futuro delle comunità passi anche dalla capacità di prendersi responsabilmente cura dei legami che le fondano.
Nel primo pomeriggio, la presentazione di Equapp, l’app sviluppata dall’Osservatorio Diritti per orientare agli acquisti responsabili, ha richiamato un altro aspetto importante: la cura come informazione, consapevolezza e scelta quotidiana. Sapere che cosa si acquista, da dove arriva un prodotto, quali filiere sostiene, significa poter trasformare anche il consumo in un atto più attento.
A seguire, l’incontro “Piazze che (si) curano” ha spostato lo sguardo sugli spazi pubblici e sulle strade, là dove la cura diventa prossimità concreta. Le esperienze del Furgoncino Solidale, dei Fornelli Resistenti di Pesaro e Mantova, della Piazza del Mondo di Trieste con Linea d’Ombra, dei progetti di CIAC, dell’Edicola Equa e dell’Aiuola della Pace hanno raccontato modi diversi di abitare la città e di rispondere ai bisogni: un pasto condiviso, un luogo di ascolto, un’aiuola curata, una piazza restituita all’incontro, una presenza accanto a chi attraversa situazioni di fragilità. Particolarmente intensa è stata anche la testimonianza di Emergency, affidata alla voce di un infermiere che ha portato nel dialogo l’esperienza diretta della cura nei luoghi più esposti: dagli ospedali in zone di guerra alle “piazze” italiane dove si incontrano e si assistono persone spesso considerate incurabili o lasciate ai margini, fino all’esperienza sulla nave impegnata nel soccorso in mare. Il suo intervento ha dato profondità allo scambio, mostrando una cura vissuta sul campo, dentro il dolore e la vulnerabilità, ma anche come scelta quotidiana di presenza, competenza e umanità. In queste esperienze la cura non appare come assistenza calata dall’alto, ma come relazione che si costruisce nel tempo, nei luoghi, nei gesti.
Gli spettacoli e la musica hanno attraversato le due giornate come parte integrante del clima della festa. Sabato pomeriggio Il Circo delle Api, a cura di Sara Micol Natali, ha raccontato con il linguaggio del circo il mondo dell’alveare, la vita delle api e il loro ruolo prezioso nell’equilibrio della natura; in serata il concerto dei Franz (H)a pezzi ha portato energia e riletture della musica italiana. Domenica, il DJ set con Giorgio ha accompagnato la giornata, mentre nel pomeriggio LaBOLLAtorio, spettacolo e laboratorio del Bollaio Matto, ha trasformato il tema della cura in gioco, meraviglia e partecipazione. La chiusura musicale è stata affidata al Duo Mariaantis con Ostro, vento del Sud, un viaggio nelle sonorità popolari del Mezzogiorno tra voce, chitarra e violino.

Solidalia 2026 ha restituito l’immagine di una festa capace di tenere insieme dimensioni diverse: il mercato e il pensiero, la leggerezza e l’impegno, i laboratori e il confronto politico, le pratiche quotidiane e le grandi domande sul futuro. La cura è apparsa come una parola plurale, capace di parlare di cibo, energia, lavoro, accoglienza, ambiente, città, relazioni e democrazia: per due giorni, Solidalia ha provato a mostrarla come una direzione possibile: un’economia del noi fatta di scelte concrete, legami vivi e comunità capaci di riconoscere ciò che le tiene insieme.








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