La cura che nutre, diritto al cibo a Solidalia
Giovanna Bragadini
C’è un gesto quotidiano che spesso diamo per scontato: mangiare. Eppure, dietro ogni pasto si intrecciano diritti, lavoro, accesso, dignità. Solidalia quest’anno sceglie di parlare di cura anche come diritto al cibo: un diritto di tutti, ma che non è ancora garantito per tutti.
All’interno della Festa dell’Economia Solidale il tema si traduce in esperienze concrete, incontri e pratiche che mettono al centro l’idea che il cibo è relazione. È il risultato del lavoro di chi coltiva, trasforma, distribuisce, ed è anche una questione di accesso, perché non tutti possono permettersi un’alimentazione sana, equa e di qualità.
Prendersi cura del cibo significa anche prendersi cura di chi lo produce, riconoscere il valore del lavoro agricolo, spesso invisibile o sottopagato, e sostenere filiere che rispettino tempi, persone e territori. La cura riguarda inoltre chi vive una fragilità economica: a livello regionale e nazionale c’è attenzione sul diritto all’accesso al cibo per le famiglie che normalmente non possono nutrirsi con prodotti di qualità, per il quale si stanno prendendo in considerazione modalità mutualistiche; così come si può immaginare il diritto a un “reddito di contadinanza”, che sostenga chi lavora la terra contribuendo a generare valore sociale per la comunità.
L’obiettivo è creare connessioni tra bisogni diversi: garantire a tutti il diritto a nutrirsi bene, senza dimenticare chi ogni giorno rende possibile quel cibo, un equilibrio che richiede scelte politiche unite a scelte collettive e consapevoli. Durante le giornate di Solidalia questi temi saranno occasione di confronto, con incontri e momenti di approfondimento in cui dialogheranno produttori, operatori sociali, istituzioni e cittadini. Un dialogo necessario per ripensare il sistema alimentare in chiave più equa e inclusiva.
Promossa dal Distretto di Economia Solidale di Parma, Solidalia continua il suo lavoro di costruzione di alternative concrete partendo da pratiche già esistenti. Perché il diritto al cibo non può restare un principio astratto, deve diventare esperienza quotidiana: nutrirsi bene non deve essere un privilegio, ma una possibilità reale.









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