Per viaggiare verso un’altra economia… prendi il BUS!

IMG_7497Sono tempi difficili per l’economia solidale.. da una parte c’è la crisi, che ci ha costretto a dare un’ulteriore stretta ai consumi, limitando la nostra libertà di scelta, e dall’altra c’è il superamento di quello per cui i GAS erano nati (i prodotti bio e a km0 si trovano anche nella grande distribuzione, e c’è chi i prodotti buoni te li porta direttamente a casa, a un costo tollerabile).
Quindi come facciamo? Non basta più essere resilienti negli acquisti per cambiare le cose?
Una risposta mi è stata suggerita all’assemblea del Des a Lesignano. È venuta Cinzia di Mag6 accompagnata da una produttrice di pane, e ci ha spiegato cosa sono i BUS (Buoni di Uscita Solidale).
Il BUS è un buono sconto spendibile all’interno della rete di economia solidale che lo ha creato e lo accetta nelle proprie transazioni economiche.
Facendo un esempio pratico: se compro un prodotto o un servizio da chi accetta i BUS (minimo il 30% del valore del bene), spendendo diciamo 10 euro, posso dare 3 BUS e 7 euro.
Il progetto mi piace molto, io ho un lavoro dipendente e quindi non posso scambiare nulla, penso invece di proporre i servizi di mio marito, libero professionista nel settore legale.
Il consorte si lamenta un po’ per essere stato coinvolto a sua insaputa, controlla con l’ordine professionale che sia possibile applicare uno sconto così consistente, alla fine accetta, ma ancora è titubante….
Ed eccoci una mattina a parlare con Enrico Manzo, che ci fa immergere nei meandri dell’economia monetaria, che ci dice, tra le altre mille cose, che i soldi veri, in circolazione, sono solo 5% del totale, che il resto è moneta virtuale creata dal sistema economico, che i BUS non si possono depositare in banca e quindi non favoriscono la creazione di un’economia basata sul debito, che per scardinare il sistema, da dentro, sganciarsi dalle banche è un passo fondamentale, e infatti ogni qual volta che qualcuno ci prova (come in Germania, o stando più vicini, in Abruzzo), i poteri forti si fanno sentire, eccome. Quindi questa è la strada giusta!
Ci entusiasma, Enrico, con la passione che ci mette nello spiegare a due gasisti quanto possiamo fare, ci travolge, e dopo quasi tre ore di chiacchiere siamo lì a firmare moduli e ci danno 50 BUS, fruscianti, da spendere all’interno della rete, un bel cartello da appendere in studio per far sapere che si accettano i BUS, e anche il parere positivo dell’agenzia delle entrate, che non di sa mai…
Ora, la rete è fatta di produttori e qualche professionista (rete in costruzione e i cui attuali aderenti puoi visionarli al link http://bit.do/BUS), non c’è quasi nessuno che fa lavori cari all’estabilishment. Consideriamolo un buon segno. Ma siamo solo all’inizio, e il progetto continua a crescere. E chi è dipendente, come può aderire? Può offrire le proprie competenze, accettare i BUS per una torta, o una traduzione, o qualche ora di lavoro.
Chi riceve il BUS a fronte di una vendita potrà riutilizzarlo a sua volta per un nuovo acquisto: è uno strumento di scambio a servizio dell’Economia Solidale, ed ha come orizzonte di riferimento quanto riportato nel documento “Le 10 colonne dell’economia solidale”.
Ma non è un semplice sconto “usa e getta”, bensì un buono circolante che passando di mano in mano riduce per tutti il prezzo in euro di beni e servizi.
Quello che contraddistingue il BUS è la reciproca fiducia che si instaura in una comunità che li accetta e li utilizza all’interno delle proprie transazioni economiche: per motivi di praticità un BUS equivale ad un Euro, ma non è convertibile perché non avendo valore monetario può solo essere utilizzato. Con i BUS la ricchezza non viene accumulata ma distribuita; con i BUS non è possibile sottrarre la ricchezza alla collettività che l’ha prodotta, per nasconderla nei “paradisi fiscali”; gli acquisti sono possibili nei confronti di realtà che operano per la realizzazione di una economia solidale.
Cosa volete di più??